La Storia dell’Istituto

L’Istituto “PITRE’-MANZONI” è nato il 1 settembre 2013 dall’accorpamento di due istituzioni scolastiche, l’Istituto Comprensivo “G. Pitrè” di Castellammare del Golfo e l’Istituto Comprensivo “A. Manzoni” di Buseto Palizzolo, in seguito al piano di dimensionamento della rete scolastica della Sicilia pubblicato con D.A. 8/GAB del 5/03/2013. La sede centrale si trova nel territorio comunale di Castellammare del Golfo, la sede staccata a Buseto Palizzolo.

Il nuovo Istituto Comprensivo rappresenta una potenzialità e una risorsa poiché, nella specificità di ciascun Istituto, evidenzia la possibilità di favorire le relazioni, il confronto e la collaborazione fra i docenti, i collaboratori scolastici, tutto il personale della scuola e anche fra gli alunni.

L’Istituto “G. Pitrè” è situato nella parte meridionale del territorio castellammarese che ha conosciuto in questi ultimi decenni una progressiva espansione.

La scuola offre il proprio servizio ad alunni provenienti dall’intera città.

E’ formato da due plessi, il plesso “G. Pitrè”, che è sede della Presidenza e della segreteria dove insistono nove classi della Scuola Secondaria di 1°grado e nove classi della Scuola Primaria e il plesso “F. Crispi” che ospita sei sezioni della Scuola dell’Infanzia e cinque classi della Scuola Primaria.

L’istituto “A. Manzoni”, situato a Buseto Palizzolo è formato da cinque plessi dislocati a poca distanza l’uno dall’altro: il plesso “A. Manzoni” che è sede di sei classi della Scuola Secondaria di 1° Grado e due classi della Scuola Primaria; il plesso Edmondo De Amicis  e il plesso di Pianoneve che ospitano ciascuno rispettivamente 3 classi di scuola Primaria; e infine la Scuola dell’Infanzia di via Palermo  che ospita tre sezioni e la sezione Primavera distaccata presso le Suore Oblate del Sacro Cuore.

 

 

Giuseppe Pitré (1841 – 1916)

E’ il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari siciliane e la sua opera monumentale resta pietra miliare per la ricchezza e la vastità d’informazioni in essa contenute.

Nacque a Palermo il 21 dicembre 1841 ed ivi morì il primo aprile 1916. Divenne medico di professione e perciò venne a contatto con i ceti più umili e col mondo dei marinai e dei contadini tra cui, spinto da passione per gli studi storici e filologici, raccolse i Canti popolari siciliani attinti anche dalla voce della madre che egli dice “era la mia Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane”, dedicandole appunto la sua prima opera. Questa sua fatica confluì nei due volumi  pubblicati tra il ‘70 e il ’71 di quella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, composta da venticinque volumi.

Instancabile studioso, innamorato della sua terra, scrisse anche Palermo cento e più anni fa, prezioso ed introvabile volume, e saggi su Meli, su Goethe a Palermo, sulla Divina Commedia,

raccogliendo anche novelle popolari toscane.

Per i suoi meriti e la sua fama fu nominato Senatore del Regno il 30 dicembre del 1914

    OPERE

Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicato tra il 1871 e il 1913;

Fiabe, novelle e racconti popolari siciliani;

Grammatica Siciliana – un saggio completo del dialetto e delle parlate siciliane, 1875;

 

Alessandro Francesco Tommaso Antonio Manzoni 
(Milano, 7 marzo 1785 – Milano, 22 maggio 1873)

Alessandro Manzoni nasce a Milano il 7 marzo 1785 da una relazione extra-matrimoniale tra Giulia Beccaria e Giovanni Verri, fratello di Alessandro e Pietro (noti esponenti dell’Illuminismo); viene immediatamente riconosciuto dal marito di lei, Pietro Manzoni. Nel 1791 entra nel collegio dei Somaschi a Merate, dove rimane fino al 1796, anno in cui viene ammesso presso il collegio dei Barnabiti.

Dal 1801 abita col padre a Milano, ma nel 1805 si trasferisce a Parigi, dove a quel tempo invece risiedeva la madre insieme con il suo compagno, Carlo Imbonati (lo stesso a cui Giuseppe Parini aveva dedicato l’ode “L’educazione”), morto poi in seguito quello stesso anno. Proprio in onore di lui, in segno della stima che gli portava, Manzoni compone il carme “In morte di Carlo Imbonati”.

A Parigi rimane fino al 1810 e si accosta, stabilendo anche forti amicizie, all’ambiente degli ideologi, che ripensavano in forme critiche e con forti istanze etiche la cultura illuminista

Rientrato a Milano nel 1807, incontra e si innamora di Enrichetta Blondel, con la quale si sposa con rito calvinista e dalla quale avrà negli anni ben dieci figli (otto dei quali gli morirono tra il 1811 e il 1873). Il 1810 è l’anno della conversione religiosa della coppia: il 22 maggio Enrichetta abbraccia la fede cattolica e, tra l’agosto ed il settembre, il Manzoni si comunica per la prima volta.

Dal 1812 lo scrittore compone i primi quattro “Inni Sacri”, che verranno pubblicati nel ’15; l’anno seguente inizia la stesura de “Il conte di Carmagnola”. E’ questo, per il Manzoni, un periodo molto triste dal punto di vista familiare (dati i numerosi lutti) ma molto fecondo da quello letterario: nei due decenni successivi (all’incirca fino al ’38-’39) compone, tra gli altri, “La Pentecoste”, le “Osservazioni sulla morale cattolica” (che, a parte le ragioni ideologiche, sono un prezioso documento della sensibilità psicologica del Manzoni), la tragedia “l’Adelchi”, le odi “Marzo 1821” e “Cinque Maggio”, le “Postille al vocabolario della crusca” ed avvia la stesura del romanzo “Fermo e Lucia”, uscito poi nel 1827 col titolo “I promessi sposi” (ma la cui seconda e definitiva stesura avverrà nel 1840, con la pubblicazione a dispense corredata dalle illustrazioni del Godin).

Il lungo lavoro di stesura del romanzo si caratterizza sostanzialmente per la revisione linguistica, nel tentativo di dare un orizzonte nazionale al suo testo, orientandosi sulla lingua “viva”, cioè parlata dai ceti colti della Toscana contemporanea. Per questo si recò a Firenze nel 1827 allo scopo di “risciacquare i panni in Arno”. Nel 1833 muore la moglie, ennesimo lutto che getta lo scrittore in un grave sconforto. Passano quattro anni e nel 1837 si risposa con Teresa Borri.

La tranquillità familiare, però, è ben lungi dal profilarsi all’orizzonte, tanto che nel 1848 viene arrestato il figlio Filippo: è proprio in questa occasione che scrive l’appello dei milanesi a Carlo Alberto. Di due anni dopo è la lettera al Carena “Sulla lingua italiana”. Tra il ’52 e il ’56 si stabilisce in Toscana. La sua fama di letterato, di grande studioso di poetica ed interprete della lingua italiana si andava sempre più consolidando e i riconoscimenti ufficiali non si fanno attendere, tanto che nel 1860 ha il grande onore di essere nominato Senatore del Regno.

Purtroppo, accanto a questa soddisfazione di rilievo segue sul piano privato un altro incommensurabile dolore: appena un anno dopo la nomina, perde la seconda moglie. Nel 1862 viene incaricato di prendere parte alla Commissione per l’unificazione della lingua e sei anni dopo presenta la relazione “Dell’unità della lingua e dei mezzi per diffonderla”. Alessandro Manzoni muore a Milano il 22 maggio 1873, venerato come il letterato italiano più rappresentativo del secolo e come il padre della lingua italiana moderna.  Per la sua morte Giuseppe Verdi compose la stupenda e laica “Messa da Requiem”.

OPERE



Alessandro Manzoni iniziò negli anni giovanili con delle composizioni di ispirazione neoclassica. La conversione religiosa determinò una grande svolta nella sua attività letteraria. Tra il 1812 e il 1822 compose gli Inni sacri, cinque composizioni poetiche dedicate alle maggiori festività della Chiesa cattolica: La Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste.

Nel 1821 scrisse le cosiddette “odi civili“: Marzo 1821, dedicata alle insurrezioni anti-austriache di quell’anno, e Il Cinque Maggio, composta di getto all’annuncio della morte di Napoleone Bonaparte. Due tentativi di lirica religiosa, gli inni Ognissanti e Natale 1833 (che prende spunto dalla morte della moglie Enrichetta Blondel) restano incompiuti.

Tra il 1816 e il 1822 scrisse inoltre due tragedie, Il Conte di Carmagnola (1816) e Adelchi (1822), frutto di un’attenta riflessione teorica sul teatro e sul genere tragico in particolare.

L’opera più completa e matura di Manzoni è però il romanzo I Promessi Sposi, scritto in una prima versione (con il titolo “Fermo e Lucia” in seguito “I sposi promessi” infine “I promessi sposi”) tra il 1821 e il 1823; poi profondamente modificato dal punto di vista della narrazione, il romanzo viene “alleggerito” togliendo molti tratti storici e pubblicato poi nel 1827; infine ancora rivisto, questa volta solo nella forma linguistica: nella ricerca di una lingua accessibile agli italiani di varia origine e cultura Manzoni scelse come modello il fiorentino parlato dai contemporanei.